lunedì 27 luglio 2015

ABBIAMO MANGIATO A BULÀGNA


La mia santa nonna Giorgina, Somma Cuoca Bulagnese che mi guarda dall’alto dei cieli (ciao!), sarebbe orgogliosissima di me. Ieri è andato tutto bene al uorchsciòpp di pappe felsinee ‘Mangiamo a Bologna’, organizzato dalla prefettura di Naha presso il glorioso Tenbusu Building, dove in passato ho dato fuoco a molti fornelli (durante le divertenti abbuffate organizzate dall’amico Tatsu e dalla sua scuola Hiyamikachi).

  


  
Dopo un po’ di chiacchiere introduttive ho messo la ciurma (quasi tutte donne, un solo cavaliere) allo sgobbo. Preparare due cofane di insalata, affettare gli ‘odori’ (cipolla, sedano, carota) per il ragù e, missione principale dell’adunata, tirare 20 VENTI 20 TWENTY 20 uova di sfoglia. Divisi fra quattro tavoli, i partecipanti ci si sono messi di brutto, tutti per la prima volta. Dopo poco ho capito che un girolamo medio ha molta più forza di una donna giapponese media (a ruota ho capito perché i supermercati fatturano miliardi). 






Dopo dieci minuti tutte avevano male ai polsi, per cui ho dovuto lavorare di mattarello come una ‘sfoglina’ bolognese DOC. Questa attività ginnica mi piace assai, ma ieri è stata un filo complessa, considerando che avevo il pollice destro semirotto grazie a una caduta in bicicletta di due giorni fa (maledetto marciapiedi, mi ha catapultato di peso sul povero pollice, ma mi è andata benissimo, sono ancora vivo).

 


In parallelo, cuoceva una carriola di friggione, l’antica delizia di Bologna a base di cipolle bianche e pomodori. Le cipolle (neozelandesi, un’intera rete grande come il sacco di babbo natale) le avevo tagliate la notte precedente nella tana dell’amicone Goya-san, dove al momento sono ospite causa turbolenze familiari. Entrambi siamo riusciti a sopravvivere ai miasmi delle cipolle, vive, che respiravano e dormivano in un lettino di zucchero e sale.

 


Preziosissimo, ieri, l’aiuto dell’amica brasileira Miyuki-san, che ha organizzato tutta la fazenda nei minimi dettagli – ha pure stampato un menù dettagliatissimo, brava! -, coadiuvata da due gentilcolleghe delle prefettura. OBRIGADO, Miyuki! La cosa è stata parecchio internazionala: si è parlato portoghese, inglese, giapponese e addirittura una lingua dialettale in fase di estinzione, l’italiano.



 

Alla fine mangiatona collettiva, un eloquente silenzio è calato nella sala e il pueblo ha masticato a quattro palmenti. Poi, nella migliore tradizione nipponica, abbiamo ripulito la sala come fosse nuova e salutato tanto tanto. Su Fèssbokk ho visto qualche cenetta domestica, allestita per i mariti di competenza, a base di avanzi. Amo i Paesi in cui non si butta nulla.



Minna-san, どうもありがとうございます!!!


lunedì 20 luglio 2015

ADDIO, NOUREN!


Il mercato Nouren, poco oltre l’ano della galleria commerciale Heiwa-dōri, è (era) uno dei luoghi che più amo (amavo) di Naha. Non perché avessi la forza di tirarmi su dal letto all’alba e andarvi a comprare frutta e verdura a prezzi imbattibili. Ma perché ne ho sempre apprezzato le sue pulci, i gatti randagi, le vecchiette, l’atmosfera sonnacchiosa. Era uno dei luoghi in cui spesso accompagnavo Mario Testosterone, il mio amico erotomane brasilmessicano dei primi tempi a Okinawa, che ci andava quasi ogni giorno a comprare tonno fresco o riso (o a cercare fica, non ricordo). Le nonnine vi passa(va)no ore a spulciare i germogli di soia. Struttura de/cadente, ma in piedi da sessant’anni. In pratica un’istituzione della città.
  

Era nell’aria da tempo, l’abbattimento del mercato. In questi mesi ho sentito tutte le stronzate del repertorio. “È pericoloso. Se viene il terremoto…” Grazie alla cippa. Se viene il terremoto e sei sul bidè non è pericoloso. Il mercato ha (aveva) un tetto bassissimo, tutto lamiere e assi di legno, che cosa vuoi che siano in testa. “È sporco”. E pulitelo, eccheccazzo. In realtà, come sempre, dietro all’opera di ‘pulizia e modernità’ ci sono gli squali delle compagnie di costruzione, i malavitosi del mattone, le voraci agenzie immobiliari. Il progetto, a partire dalle ruspe che in agosto lo abbatteranno: incastonare i negozianti in una nuova struttura grande la metà di quella attuale (l’ennesimo innalzamento di piani), e nella metà restante il milionesimo e lucroso parcheggio; oppure il milionesimo condominietto dello stracazzo. Atmosfera: oggi, fino ad agosto: MILLE; da agosto in poi, ci scommetto: sottozero.

 

WONDERFUL party, yesterday, to say goodbye to Nouren Market, an institution of Naha for 60 years that will be put down in August for somebody’s busine$$. It was one of the first places where I used to hang out when I came to Okinawa over four years ago, terribly rich of atmosphere, even if I never woke up early enough to come and buy fruits and vegetables there. Somebody will give a new place to the old sellers, but I guess no place to stray cats. Half of the area will be converted into another parking lot/condo and I'm pretty sure that the atmosphere of the new market will be around zero. But who are we to stop the business of constructions? The big money may bring comfort and kill some bugs, but also the history and the soul of places like that. What a pity.
Anyway, today we enjoyed a memorable party.
Long life to Nouren!!!

 

  


Ieri, per dargli il giusto addio, la comunità ggiovane, freak-chic di Naha e di Okinawa, ha organizzato una bellissima festa-mercato fra le colonne che tra qualche giorno saranno polvere da ruspe. Bravi musicisti e performer, una quantità/qualità dolorosa di fica, cibi elaborati ma non fighetti, bella gente e pure un gruppo indigeno di Eisa che ha dato l’estremo saluto al mercato alla sua maniera, tenendo in equilibrio i mega-pali che di solito animano le feste tradizionali di Okinawa.


 

Musica coolissima, danze con polsi roteanti, danze di ventri burrosi terribilmente arrapanti, danze con spade non da vene, tamburi taiko, sanshin a go-go, MOLTA birra Orion e alcol sotto tutte le sue forme irreligiose. C’era pure una sciroccata prima vestita da danzatrice gitana, poi da adepta dei Bambini di Satana. In entrambe le situèscion ha dimenato assai il piercing ombelicale, ma la sua espressività facciazzale era pari a quella di un copertone di camion usato.


 



Alla mummia dark si è alternata anche musica molto bella, come il gruppo che ha concluso la baraonda. Bravissimi e, per inciso, la cantantessa/sbattitrice di bacchette sui tamburi era anche una Signorissima gnocca.

 





A fine festa tutto è stato sbaraccato in quattro e quattr'otto, come si fa da queste parti. Poi tutti sono andati a casa, non senza versare qualche catino di lacrime.

Nouren, mi mancherai. Palazzinari: ora e sempre, vaffanculo.



PINKDOT, TERZO GIRO (BAGNATO)


Ieri, assieme al fedele Goya-san, ho vestito la camicia più rosa del suo guardaroba e siamo andati a fare atto di supporto alla causa ama/tromba-chi-vuoi-che-i-Giovanardi-del-mondo-sono-e-sempre-saranno-morti. La causa era quella della comunità LGBT, piccola ma in crescita in Giappone e nella remota Okinawa.
  
  
    
Pinkdot Okinawa, 3rd edition, TODAY - Too much rain, but still a lot of fun and a funky message to that part of the Okinawan world that still sees everything one-way only. Me and Goya-san wore the pinkiest shirts of the wardrobe to support the colorful situation along Kokusai-dori. We enjoyed a wet lottery (damn, I didn't win), a Pink Lady-style couple of performers in pure Seventies and wrote messages in Italian. ARIGATO GOZAIMASU Hideki-san and pink friends for organizing the event also this year, see you the next one!



  
Ieri la pioggia ha stracciato l’anima a tutti i presenti, inumidendo messe in piega, batterie delle Nikon e umore. Ciononostante il pueblo unido ha ballato e cantato. Soprattutto i Pink Legacy, duo ghei specializzato nell’imitazione delle mitiche Pink Lady, eroine non tossiche della disco-music più anni Settanta che c’era(no). Seguiti da Aburamamire, drag queen di un certo peso sociale.

 





Io e Gino, oltre a guardare non senza secondi e terzi pensieri la grande quantità di fica presente, abbiamo scritto messaggi italici su post-it, robe un po’ da parrucchiera tipo ‘Amore libero, lecca il gelato che ti piace di più’. C’è stata anche una pesca a estrazione, in palio un par di biglietti per le isole minori. Io non ho vinto una cippa, diobonio.




 

Quest’anno l’evento ha avuto anche la benedizione delle autorità della città. La sindachessa ha scritto un discorsetto per il dèpliant di Pink Dot – l’organizzazione rosata che ogni anno organizza l’evento in tutto il Giappone - e la Prefettura di Naha aveva un tavolo dove era possibile ottenere informazioni sulla sessualità a 369°. I ventagli li ha sponsorizzati il Palm Royal Naha Hotel, il più noto (se non unico) albergo gay-friendly della città.


 

Arrivederci al 2016, Pinkdot!