mercoledì 28 gennaio 2015

PANE & PASTA!


Bella giornata, ieri al ristorante Volare, assieme a Pietro 2, a Goya-san e a Satoka. La Missione: pasta e pane fatti a mano, cinque sughi diversi, una cofana di friggione, roll-cake alla crema ed espresso come se piovesse. I miei colleghi hanno unto i polsi e hanno prodotto gioielli della Cultura Italiana: spaghetti alla chitarra, tagliatelle e ravioli con ripieno di ricotta e spinaci. Io ho diretto l’orchestra ai sei fuochi del ristorante. I funghi hanno rischiato di essere carbonizzati grazie alle chiacchiere, ma sono stati salvati in extremis.













Stavolta c’è stata una presenza gaijina maggiore rispetto al passato, nonostante fosse martedì e i più fossero schiavizzati alle scrivanie d’ufficio. La voce delle nostre abbuffate si sta spargendo un po’ in tutta Okinawa, e così ho sempre meno bisogno del mio giapponese inesistente (sì, Satoka, lo studierò, prometto). Altro plus di ieri è stato l’accompagnamento musicale nei momenti vuoti. Per fortuna ieri Pietro 2 si è dimenticato di mettere su i CD di Laura Menopausini, Tizio Fierro e Herpes Ragazzotti e per fortuna 2 tra i presenti c’erano il bravissimo Seishu-san al piano (Pietro 2 gli ha dato dell’’Elton John’) e Hiro-san, che si è esibito in qualche canzone delle sue.







Fare la pasta a mano, lo sanno perfino gli imbianchini, è una pratica che richiede qualche attimo di più rispetto a comprare un pacco di pasta De Cecco e scartocciarlo. Per cui all’una e mezza, quando i primi spaghetti sono riusciti a raggiungere i tavoli, il pueblo aveva una fame sbranatovaglioli. I piatti a seguire li hanno calmati, in un crescendo terminato con un magnifico roll-cake (‘rotolone’, come lo chiama alla Noce di Bulàgna) di Goya-san. Da segnalare, sempre di sua produzione, una spettacolare e bolognesissima crescenta (crescentE per i puristi della lingua di Dante e di Dino Sarti) con pezzettini di prosciutto, giammai da confondersi con la crescenza meridionala. Al primo morso mi è tornata su tutta l’infanzia (a parte i momenti bui in chiesa).







Pietro 2 ha ruggito alla chitarra e ha sfornato una focaccia a forma di materasso matrimoniale. Infine si è applicato su ravioloni, ottimi ma un po’ hardcore (mea culpa): ho usato una salvia secca (ci fosse MAI quella fresca, a Okinawa) dal sapore fortissimo. Appena spunta il sole mi sa che ne pianterò un cespuglio in terrazza. Io mi sono dedicato alla sezione Sughi, facendo la mia unta parte. I pervenuti hanno spazzolato tutto e stavolta noi quattro dello staff ci siamo nutriti di sole briciole, in fondo in fondo un segnale di successo. Ciliegine sulla torta: la mia amica Gushi-san mi ha regalato una bellissima scatola di biscotti di Hello Kitty sul Fuji-san (mi sa che non la aprirò mai, la carta che la avvolge è troppo bella). E Andrea, una giovane americana venuta da Volare per la prima volta, ne ha fatto una recensione a sei stelle su un blog di masticatori a stelle-e-strisce. Credo che nei prossimi giorni Pietro 2 dovrà lucidare il suo inglese.







A fine corsa, lavati mille piatti, leccati gli avanzi, ingollata una birra Kirin offerta dalla Direzione del locale, abbiamo partorito il tema del prossimo workshop. Si chiamerà ‘Aperitivo night’ e lo terremo domenica 22 marzo. Night perché ai giapponesi piace il concetto di night, anche se in realtà chiuderemo l’avventura alle sette e mezza, che non sono propriamente notte profondissima. Allora, cotto un ettometro di focaccia, crescentA, pizza ecc., lo tagliuzzeremo in un miliardo di tartine multicolor multigusti, ricoprendole di figatine assortite (mortadella, acciughe, olive… insomma, tutte le italianate che conoscete benissimo e che riusciremo a scovare qui in terra d’oltremare, purché non a prezzo di diamanti). Insegneremo agli indigeni – e qui forse sarà la parte più ostica – a DIVERTIRSI (rilassarsi, ridere, parlare dei cazzi loro) mentre assaggiano i gioiellini che avremo prodotto assieme. Il tutto, ovviamente, corroborato da liquami alcolici di gradazione varia (Spritz a go-go). Misureremo la nostra soddisfazione non solo in termini di inca$$o, ma contando i taxi che riporteranno a casa le vittime della bumba lasciate sotto le seggiole di Volare.




domenica 18 gennaio 2015

NEKO-SITTERS & PAPPARDELLE


Rientrato alla base, oggi abbiamo voluto ringraziare i nostri amici neko-sitters (Tatsu, Tomomi, Goya e Ayumi) con un’orgia culinaria domestica. I ragazzi sono stati bravissimi ad avere cure delle nostre creature, Tabi-chan e Pina-san, per quasi un mese intero di vacanze in Italia e in Giappone. Forte del nuovo mattarello portato dal Bel Paese dei carboidrati, io e Gino abbiamo steso dieci uova di sfoglia. Gino ha appena preso una nuova macchina (marca Imperia) via Amazon, la mia (marca La Bolognese) arriverà appena possibile via mamma. Ognuno ha fatto la sua parte, tirando la sfoglia o tagliandola. Un signor ragù ha accompagnato la scofanata, com’è giusto che fosse.





Alla festa hanno partecipato anche svariate bīru e qualche gelatino. Dall’Italia abbiamo portato regalucci assortiti per i nostri amigos (torroni e pandori, tortellini e marmellate, calendari e tovaglie), tutti molto apprezzati. A fine abbuffata, prima che rantolassi sul futon, c’è stata una breve sfilata di moda purtroppo non intima. Poi un momento di sesso spinto fra Goya-san e la MIA Pina sul divano. Non posso nascondere di aver provato una certa vibrazione di gelosia, che però è stata seguita da una seconda vibrazione, molto simile a quella da collasso per tre piatti di tajadele. Ho visto tutto nero e per un paio d’ore ho fatto all’amore con il cuscino.

 

  
Verso le sei e mezza mi ha chiamato Tomomi, annunciandomi che il mitico Yonekura-sama, il mio idolo urbano, si sarebbe esibito da lì a poco davanti al centro commerciale Cargoes. Ho inforcato la bici e sono accorso. Yonekura-san è un maestro dell'Enka, specie quando carburato dal sakè. Stasera ha dato il meglio di sé. A fine spettacolo sono andato a congratularmi di persona, assieme a Tomomi. Come sempre, cambiatosi d'abito, era un vero elegantone. Mi sa che in vita sua ha trombato un sacco. Ed è un gentiluomo: mi ha detto di essersi ricordato di quella volta, un anno e mezzo fa, quando lo vidi esibirsi sul tetto del supermercato Kanehide e comprai il suo CD. Mitico Yonekura, da grande voglio essere come te!

 

Poi, per chiudere in bellezza, siamo andati alla nuova gelateria Fontana, lungo Kokusai-dōri, che ha aperto da poco. Il mio amico Gino ha investito ben 460 yen in un cono TRIANGOLARE sormontato da una palla di gianduja e da una di mango (il mio amico Gino ha un concetto dell’accostamento dei gusti tutto suo). Ho dato un ciuccio al gianduja, decisamente fiacchetto, ma il meno peggio che si trova in questo arcipelago. Ebbrava Fontana, spero che l’alto affitto non la ammazzi prima dell’estate, quando dovrebbe fatturare valute pesanti e finalmente fare concorrenza seria ai gelatazzi americani che circolano da queste parti.